A voce alta: Preghiera degli studenti della Scuola di italiano DoubleTe

Shabuddin, il bangla gettato a Milano nel Naviglio, pochi giorni fa, mentre vendeva rose, ha vissuto per tanti anni ad Aosta, frequentando la Scuola di italiano DoubleTe. Oggi leggo, #avocealta, la preghiera scritta collettivamente dagli studenti, partendo dal Cantico delle Creature di San Francesco, per il 3 ottobre e il ricordo di ogni viaggio e contenuta nel libro Straneri. Storie di alfabetizzazione.

A voce alta: “Non ti allarmare fratello mio” di Tesfalidet Tesfom

Quando fu recuperato dalla nave Proactiva della ONG Open Arms e scese a Pozzallo, il 12 marzo 2018, pesava 30 chili. Tesfalidet Tesfom era un profugo eritreo, che aveva attraversato l’inferno dei campi di concentramento libici. Sul suo corpo, dentro un foglio plastificato, sono state trovate due poesie scritte in tigrino, una delle quali vi leggo oggi, #avocealta, per testimoniare quell’orrore che ieri il Parlamento italiano ha deciso di rifinanziare.

Recensione: “Bosnia: l’ultima frontiera”

Oggi su NotizieMigranti.it ho recensito il volume Bosnia: l’ultima frontiera, a cura di Gabriele Proglio, e edito da Eris Edizioni.

“Questo libretto è una spina nel fianco, è una pietra di scandalo, quelle che servivano per inciampare, cadere e rendersi consapevoli dell’accaduto”.

A voce alta: “Una volta sognai” di Alda Merini

I monumenti servono a ricordare, a farci riflettere, a permetterci un’occasione di dubbio e di riflessione. Ovviamente, diventano sterili nel momento in cui sono avviticchiati su sé stessi e non hanno una prospettiva di pensiero. Credo che la Porta d’Europa di Lampedusa fosse un ottimo luogo dove avere l’opportunità di assumersi una responsabilità umana e civile. Ieri, la Porta è stata vandalizzata: indice, all’opposto, di una regressione di pensiero, non tanto per l’opera d’arte in sé ma quello che il gesto sottendente. Oggi, #avocealta, leggo Una volta sognai, poesia che Alda Merini scrisse (e che fu letta per la prima volta) per l’inaugurazione della Porta, il 28 giugno 2008.

(Foto da Corriere.it)

A voce alta: Casa di Warsan Shire

L’emergenza del Covid-19 rischia di farci rivolgere l’attenzione soltanto ai drammi personali, facendoci dimenticare l’importanza dei diritti (e della dignità) di tutt*. Oggi, in questa giornata di sciopero, leggo “Casa” di Warsan Shire.

Regolarizzazione.

La poesia può certamente – e deve pretendere di farlo – indicare nuove narrazioni possibili nell’assordante e becero scontro politico che riguarda corpi e persone, prima che operai e forza lavoro. Perché la “regolarizzazione” non deve mai essere un privilegio o un ricatto, ma il riconoscimento dell’esistenza di un essere umano, indipendentemente da quanto profitto potremmo ricavarci (anche perché regolarizzarsi costa tanto, troppo, in tasse e contributi a uno stato che ti ha già macellato).

Un piccolo contributo, una piccola mia poesia, per questo tempo infame.

 

Regolarizzazione.

L’Italia è una Repubblica basata sul

nostro dolore – infamante quel termine:

regolarizzazione, perché non c’è riscatto,

perché lascia permesso l’umano a

uno stato allibratore. Non abitiamo la

pelle le ossa il nostro intimo decoro ma

solo gli anfratti rimossi del nostro lavoro.

E l’inverno comincia sulle calde e

sporche mani a raccogliere arance

esplose di colore – un odore che ci

illumina e scompare nell’aria, come

qualcosa che piange e non sa consolare.

Poi le stagioni rotolano ancora coi

pomodori e con le fragole – un rosso

di sangue e sudore così simile alla

salvezza quando arriva – forse – per

un corpo alla deriva in un mare abissale.

E poi basta, a nascondersi, a lasciarsi

dis-umanizzati nelle reti del caporale.

Non bastò il sacrificio del nome – delle

parole delle orme perse, il loro suono

sordo, del frustato addome. Le nostre

braccia in-braccianti cassette e storie

sfiorenti nei campi dove nessuno

ci vede mai né mai saprebbe.

Su Migrando.

A distanza di tanti anni dalla pubblicazione (stanno per scoccare i 6 anni) Migrando (END Edizioni) è un testo che ancora parla, tanto, e che ancora viene letto e apprezzato: un miracolo per un libro di poesia che parla di migranti, edito da una piccola casa editrice e scritto da un “poeta” sconosciuto.

Ecco cosa ne scrive l’ANPI Colleferro: “Giulio Gasperini ci riporta coi piedi per terra, ci mette di fronte agli ultimi della terra, a cui normalmente dedichiamo un pensiero distratto e in questi tempi di pandemia forse neanche quello…”

Continuate a leggere l’articolo qua.

Il migrante è il nostro specchio.

Il migrante è il nostro specchio.
Il migrante riflette le nostre meschinità, le nostre bassezze, i nostri più indicibili segreti, le nostre imbarazzanti perversioni, che soffochiamo prepotentemente da tempo. Il migrante ci fa sentire disarmati, completamente indifesi alla vulnerabilità dell’esistere e dell’esistenza.
Il migrante è il nostro specchio perché ci spoglia, ci lascia nudi all’assalto del caso, al dramma dell’inesorabilità della sorte. Il migrante ci fa ricordare, con orrore, che quel destino potrebbe colpire tutti, anche noi, e che ben presto potremmo trovarci a dover combattere di nuovo per la pura sopravvivenza, come già accaduto. Il migrante è il nostro specchio perché ci paralizza nel terrore della sofferenza, del dolore cupo e feroce, ci ricorda che il corpo può soffrire, straziato e schiantato da sadismi ed efferatezze spietate.
Il migrante è il nostro specchio perché siamo terrorizzati, oramai, della povertà, della mancanza di possesso, del terrore di affrontare il potere (come lui, il migrante, è invece condannato a fare costantemente). Il migrante è il nostro specchio perché negli occhi c’è tangibile il senso profondo di cosa significa stare aderente e aggrappato alla vita, nel senso più compiuto e furioso, un richiamo prepotente che non si può, e non si deve, fermare davanti a nessun ostacolo.
Abbiamo seppellito il nostro disagio, il terrore della nostra fragilità sotto tonnellate di benessere, negli iPhone, nelle macchine sempre più perfette, nell’illusione di possedere tutto il mondo possedendo un potente passaporto, fingendo di dimenticarci la nostra fugacità sdraiati sulla sabbia o ballanti in una discoteca. Ci affacciamo alle rive del Mediterraneo occupandoci solo della nostra tintarella e proviamo un’irritazione indecente nei confronti di chi ci ricorda che quel mare è un’enorme fossa comune. Il migrante ci ricorda che il nostro benessere significa il malessere di altri, in un perverso sistema di vasi comunicanti che ci ha narcotizzato e, persino, autoassolti; perché, se qualcheduno deve stare necessariamente male, meglio lui di me.
Sicché il migrante ci spaventa solo perché ci ricorda che siamo meschini, che abbiamo soffocato la nostra capacità di com-patire e di indignarci perché era più comodo e facile anestetizzarsi e far finta che, alla fine, tutti sono uguali e sono tutti la stessa merda.
Per questo, respingiamo il migrante: non lo vogliamo proprio vedere, muoia pure lontano, ché se non lo si vede vuol dire che non esiste. Come la polvere sotto il tappeto. Come la testa dello struzzo sottoterra. Come il nostro vivere borghese.
Quello che non sappiamo (e che non intendiamo volontariamente sapere) non ha diritto di parola né, tantomeno, d’esistenza. Lo classifichiamo “migrante” per non pensarlo essere umano, per non tenere conto delle narrazioni di vita, di presenza, dei talenti, dei meriti, delle competenze, delle abilità, delle vocazioni, delle abilità, dei prodigi.
Ma l’esistente (quella sana, quella che sa di non possedere nulla e di aver tutto da guadagnare) sobbolle e fermenta e avrà la sana forza tellurica di un’eruzione. Incontenibile.

(Immagine di Alessandro Coppola)

Giornata mondiale dell’alfabetizzazione.

🔝 L’8 settembre è la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, una ricorrenza istituita il 17 novembre 1965 dall’UNESCO al fine di ricordare alla comunità internazionale l’importanza dell’alfabetizzazione. 🔝

Quale libro migliore di “Stran(i)eri. Storie di alfabetizzazione” (End Edizioni)?

Leggetelo!

https://www.ibs.it/stranieri-storie-di-alfabetizzazione-libro-vari/e/9788895770789

I dieci punti per la convivenza.

Di Alexander Langer, 1994.

1. La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione; l’alternativa è tra l’esclusivismo etnico e la convivenza;

2. Identità e convivenza: mai l’una senza l’altra; né inclusione né esclusione forzata;

3. Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: “più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo”;

4. Etnico magari sì, ma non a una sola dimensione: territorio, genere, posizione sociale, tempo libero e tanti altri denominatori comuni;

5. Definire e delimitare nel modo meno rigido possibile l’appartenenza, non escludere appartenenze ed interferenze plurime;

6. Riconoscere e rendere visibile la dimensione pluri-etnica: i diritti, i segni pubblici, i gesti quotidiani, il diritto a sentirsi di casa;

7. Diritti e garanzie sono essenziali ma non bastano; norme etnocentriche favoriscono comportamenti etnocentrici;

8. Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Occorrono “traditori della compattezza etnica”, ma non “transfughi”;

9. Una condizione vitale: bandire ogni violenza;

10. Le piante pioniere della cultura della convivenza: gruppi misti inter-etnici.

Manchi.

Ci si presenta a Morgex…

Una presentazione molto partecipata e sentita dal pubblico, quella tenuta ieri, 13 agosto, a Morgex, sotto i portici del Comune, grazie alla Biblioteca di Morgex.

Tanti turisti si sono fermati ad ascoltarci e a parlarci, molt* di loro ci hanno ringraziato per queste azioni di resistenza indispensabili ai nostri tempi.

Noi continuiamo, sia perché riteniamo che siano azioni imprescindibili sia perché i due libri di Stran(i)eri. Storie di migrazione. Storie di alfabetizzazione (End Edizioni) sono magnifici (e imperdibili).

Accattateli!

Stran(i)eri. Storie di migrazione

Stran(i)eri. Storie di alfabetizzazione

Presentiamo “Stran(i)eri”.

“Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perchè cambi”.

Questo brano della Lettera a una professoressa scritta dagli alunni della Scuola di Barbiana è il fine più straordinario che anche noi vorremmo fosse proprio di Stran(i)eri. Storie di alfabetizzazione, ugualmente libro corale scritto dagli alunni della Scuola di italiano DoubleTe di Aosta.

La presentazione di ieri, lunedì 29 luglio, ospiti della Libreria Brivio di Piazza Chanoux, ad Aosta, è stata miracoloso: come partecipazione, affluenza, ricchezza di contenuti e di rapporti, incontri e sguardi.

Il libro è testimonianza di un’esperienza unica e che speriamo non sia ancora arrivata al capolinea, anche se momentaneamente sospesa; perché la bellezza e la potenza della lingua non si possono arrestare, né fermare, ma devono procedere ancora e ancora, cercando nuovi modi di fiorire.

Come diceva Aristotele, il logos è fondamentale per il vivere societario, perché non si può partecipare alla vita sociale se non si ha un comune bagaglio di parole e di espressioni da utilizzare e sulle quali (e con le quali) ragionare assieme e partecipare.

Questo è il nostro obiettivo: la parola di tutti per tutti; perché solo le parole rengono eguali.

 

Qua potete trovare il nostro libro in vendita: Ibs.it

Italiano L2 e Costituzione.

‼️ La preziosa e stra-ordinaria esperienza della Scuola di italiano DoubleTe per richiedenti asilo e profughi, di Aosta, ha prodotto questo imperdibile testo, realizzato con i testi, i disegni, le immagini, i sogni e le speranze, i talenti e le abilità degli studenti e delle studentesse che hanno frequentato la scuola in questi anni.
Straneri. Storie di migrazione. Storie di alfabetizzazione, edito da End Edizioni, è un regalo, un dono, che la loro umanità fa a tutti noi. Come insegnanti, ci siamo sempre impegnati a far sì che la parola fosse di tutt*, perché, come scrissero gli allievi della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, in Lettera a una professoressa: solo “la parola fa eguali”❗️
➡️ E perché, come scrisse Tullio De Mauro, bisogna dar pieno compimento agli articoli 3 e 6 della nostra meravigliosa Carta costituzionale: “Il diritto alla lingua è un diritto personale, soggettivo: esso si manifesta tanto nel diritto e bisogno di conservare la propria parlata nativa, quanto nel diritto e bisogno di arricchire il proprio patrimonio di lingua acquisendone una nuova e diversa dalla nativa. Come prevede la legislazione di molti paesi e prescrive la Costituzione italiana, tale diritto va tutelato sia offrendo a tutti la possibilità di acquisire, attraverso la scuola, la lingua di maggior prestigio in un’area statale e le altre maggiori lingue veicolari, sia offrendo la possibilità di preservare, se richiesto, l’uso e la persistenza dell’uso di lingue materne diverse dalla lingua ufficiale di un paese” (De Mauro, Monolinguismo addio, in L’Italia delle Italie 1979). 

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I drammi a colori.

Su NotizieMigranti.it ho recensito il libro di Francesco Piobbichi, Disegni dalla frontiera (Claudiana), un atlante a colori dei drammi degli Anni Dieci del nostro nuovo millennio.

 

“I dannati della metropoli”.

Su Notiziemigranti.com, la recensione alla nuova edizione de I dannati della metropoli (Milieu edizioni) di Andrea Staid con le illustrazioni di Francesca Cogni.

http://www.notiziemigranti.com/news/2015/08/illegalita-legale-e-legiferata-dei-migranti/

“Alla fine è la parola”.

In queste giornate di attenzione mondiale sui comportamenti feroci di un’Europa sempre più incapace di “restare umana”, ripropongo la mia recensione su ChronicaLibri a una raccolta di poesie splendida: Alla fine è la parola, di Hilde Domin, edita da Del Vecchio Editore: una donna migrante, profuga per necessità, ma anche fortunata nell’aver trovato la maniera di sopravvivere ai dolori delle separazioni.

http://www.chronicalibri.it/2014/01/alla-fine-e-la-parola-che-fa-sopravvivere-agli-esili/

“Prove di paura”.

Oggi su ChronicaLibri ho recensito il saggio di Livio Pepino, “Prove di paura” (edito da Edizioni Gruppo Abele); un testo che disinnesca la politica della paura e dell’odio che troppo spesso viene usata per governare la cittadinanza.

Migranti, marginali e ribelli sono i gruppi che vengono agitati come spettri di un ordine potenzialmente devastato, con l’intento di far volgere lo sguardo altrove con disinformazione e falsità.

Una lettura imperdibile, in questi tempi controversi.

http://www.chronicalibri.it/2015/06/prove-di-paura-per-governare-i-cittadini/

Immagine Company of wolves di Lisa Gelli

“Kater I Rades”.

Oggi su ChronicaLibri ho recensito lo splendido “Kater I Rades” di Francesco Niccolini e le illustrazioni di Dario Bonaffino per BeccoGiallo Editore: il naufragio di Stato della motovedetta albanese avvenuto nelle acque del Mar Adriatico il 28 marzo 1997, per colpa della corvetta italiana Sibilla.

Perché certe colpe non si derubricano mai dall’attualità.

http://www.chronicalibri.it/2015/04/kater-i-rades-il-naufragio-eterno-della-speranza/

“Voci oltre e altre cose storte”.

Oggi su ChronicaLibri ho recensito la poesia, con “Voci oltre e altre cose storte” di Fernanda Ferraresso (Terra d’ulivi edizioni):
http://www.chronicalibri.it/2015/03/voci-oltre-e-altre-cose-storte-suoni-e-parole/