A voce alta: sonetto di Cecco Angiolieri

Terra di grandi poeti, la mia amata Toscana dette i natali, nel 1260 circa a Cecco Angiolieri, poeta graffiante e volutamente dissacrante, famoso per alcuni suoi sonetti trasformati in canzoni, molti secoli dopo. Particolarmente interessanti sono le tenzoni poetiche con altri scrittori suoi contemporanei, come Dante Alighieri; Cecco Angiolieri, infatti, si distinse per non aderire ai nuovi canoni del Dolce stil novo ma, anzi, presentandone una caricaturale rifrazione, scegliendo di poetare della nuova dimensione borghese attraverso rappresentazioni realistiche e schiette. Oggi, #avocealta, un sonetto che fa parte proprio della tenzone poetica con l’Alighieri.

A voce alta: poesia di Kuki Gallmann

La storia della vita di Kuki Gallmann mi ha sempre affascinato, fin da quando ero un ragazzino che guardava sognante il planisfero e si immaginava le bellezze dell’Africa. Nata nel 1943 a Trevisto, dal 1972 vive in Kenya, nel suo ranch a Laikipia, dove ha fondato la Gallmann Memorial Foundation, per la protezione dell’ambiente e degli animali selvatici, in memoria del marito Paolo e del figlio Emanuele, morti nel 1980 e nel 1983. Oggi, #avocealta, una sua poesia del 1975 tratta dal libro Il colore del vento.

A voce alta: Canzone di Allen Ginsberg

Allen Ginsberg trasformò l’intera sua vita in un’opera d’arte. A iniziare da quella prima raccolta, Urlo e altre poesie (1957), che fu tellurica e rivoluzionaria, facendolo affermare come una delle voci più potenti della beat generation. Nel 1965 Fernanda Pivano lo fece pubblicare in Italia, con la raccolta Jukebox all’idrogeno (titolo suggerito da lui stesso), dove erano contenute le prime due raccolte: “Urlo e altre poesie” e Kaddish e altre poesie (1961). Oggi, #avocealta, la sua Canzone.

A voce alta: E morte non avrà più dominio di Dylan Thomas

Esordì giovanissimo nel 1934, a venti anni, con la raccolta 18 poems, diventando subito voce scandalose e dirompente, per i temi trattati e per lo stile di rottura. Dylan Thomas visse una vita breve ma prolifica, caratterizzando il Novecento mondiale con le sue poesie tessute di folclore locale (legato al Galles e al suo villaggio di nascita), e richiami di religione biblico-contadina. Si dice che Robert Allen Zimmerman, nel 1961, scelse di chiamarsi Bob Dylan proprio in omaggio al poeta gallese. Oggi, #avocealta, la sua splendida E morte non avrà più dominio, contenuta nella sua prima silloge (traduzione di Roberto Sanesi).

A voce alta: il Decalogo della convivenza inter-etnica di Alexander Langer

Alexander Langer, nato nel 1946 a Vipiteno, fu politico, attivista, pacifista, giornalista, ecologista, e per tutta la sua vita combatté per costruire ponti e abbattere frontiere, sviluppando idee e programmi che permettessero una convivenza inter-etnica. La guerra in ex Jugoslavia fu la rappresentazione di quello che lo scontro tra etnie sarebbe riuscito a produrre, e forse anche per questo, il 3 luglio 1995, Langer si impiccò a un albero di albicocco in Pian dei Giullari, vicino a Firenze. Sono 25 anni che Langer non c’è più e si sente, oggi più che mai, la mancanza della sua azione (e visione) politica e sociale, che oggi vi propongo, per una lettura #avocealta anomala, con il suo Decalogo per la convivenza inter-etnica, che potete trovare nello splendido volume Il viaggiatore leggero, edito da Sellerio, che raccoglie i suoi scritti dal 1961 al 1995.

A voce alta: Ho chiaramente visto di Jack Kerouac

Fondatore e anima narrante della beat generation, soprattutto col suo romanzo-manifesto On the road (1957), Jack Kerouac fu anche potente poeta, rompendo le classiche forme e metriche, i temi e le prospettive. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia, Ho chiaramente visto, contenuta nell’antologia Poesia degli ultimi americani, edita nel 1964 e curata da Fernanda Pivano: fu un’uscita impattante nel panorama culturale italiano, perché per la prima volta si ebbe uno sguardo profondo sulle questioni sollevate dalla beat generation.

A voce alta: Haraga di Ingrid de Kok

Termine controverso, “haraga” (che significa “colui che brucia”) è un’autodefinizione dei migranti che bruciano i propri documenti per non essere identificati e cercare di arrivare in Europa, soprattutto dal Maghreb. Il termine “haraga” diventa così l’azione stessa del “bruciare mare e confini”. Oggi, #avocealta, la poesia Haraga della scrittrice sudafricana Ingrid de Kok.

A voce alta: una poesia di Anne de Noailles

Illustre animatrice di salotti letterari e della vita intellettuale di Parigi, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Anne de Noailles (nata Principessa Bibesco Bassaraba de Brancovan, di origine romena) fu anche scrittrice, ultimamente piuttosto ridimensionata, ma sicuramente acuta testimone dello stile e del modo di poetare di quel periodo. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia.

A voce alta: Spiegami, amore di Ingeborg Bachmann

La scrittura e l’indagine di Ingeborg Bachmann sono profonde e complesse. Sublime narratrice, in particolare di racconti, fu anche raffinata poetessa, sondando le profondità dell’intimo e dei sentimenti umani. Oggi, #avocealta, Spiegami, amore.

A voce alta: Il bacio di Anne Sexton

Tellurica scrittrice e attivista, Anne Sexton è stata una delle voci poetiche più importanti del Novecento statunitense. Ha utilizzato la potenza della parola poetica come pietra di scandalo, come strumento di indagine e di ribellione, anche quando poetò d’amore. Oggi, #avocealta, la sua Il bacio.

A voce alta: Cabaret di Rachele Milano

Cabaret è una magnifica poesia di una carissima amica, Rachele Milano, contenuta nella sezione “L’amore becero” della silloge Vetro (END Edizioni 2015). Rachele sa squadernare stra-ordinari significati e significanti, raccontandoci un mondo delizioso e non convenzionale, indagandolo sottopelle. #avocealta

A voce alta: Ritorno di Daniel Varujan

Una poesia che attinge al popolare e alle piccole cose, quella dell’armeno Daniel Varujan, trucidato nel 1915 a soli 31 anni dalla furia del genocidio. Recuperato da un agente segreto, il manoscritto de Il canto del pane vede la pubblicazione solo nel 1921. Questa, #avocealta, è una delle poesie contenute nella raccolta, Ritorno.

A voce alta: una poesia di Elizabeth Barrett Browning

Le splendide parole di amore e di rivoluzione di Elizabeth Barrett Browning, profonda amante dell’Italia, dai suoi Sonetti dal portoghese, pubblicati nel 1850, oggi, #avocealta.

A voce alta: Ode di Ricardo Reis

La consapevolezza del sé è il primo livello di politicizzazione dell’individuo, da spendere poi anche nell’attivismo e nell’impegno come società civile. Ce lo racconta, con una splendida e fulminante Ode, Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa; oggi, #avocealta.

A voce alta: Siamo tutti politici (e animali) di Edoardo Sanguineti

Raro che la poesia affronti il tema della politica rappresentativa, quella che amministra la “cosa pubblica”. Edoardo Sanguineti, massimo rappresentate del Gruppo 63 e dell’Avanguardia poetica italiana, ha scritto una potente poesia, Siamo tutti politici (e animali), che oggi condivido con voi, #avocealta, per una riflessione utile.

A voce alta: Le gioie del declassato di Nadia Campana

Voce poetica dimenticata dai più, quella di Nadia Campana fu esperienza breve ma intensa, imperniata sull’ansia comunicativa e sul rapporto tra malinconia e letteratura. Oggi leggo, #avocealta, la sua Le gioie del declassato.

A voce alta: Il monumento di Gianni Rodari

Nel centenario della sua nascita, oggi leggo #avocealta una poesia del mitico Gianni Rodari, Il monumento, per portare un piccolo contributo alla discussione esplosa in questi giorni sull’opportunità o meno di abbattere statue che testimoniano un passato feroce col quale non abbiamo mai fatto veramente i conti.

A voce alta: Oltre il tempo, oltre l’angolo di Cristina Campo

Cristina Campo fu voce provocatrice e al tempo stesso schiva, persino anacoretica. Scrisse poco, più di quello che sarebbe stato necessario (come lei stessa amava dire). Esperienza decisamente curiosa, la sua, che iniziò nel 1956 con la raccolta “Passo d’addio” (Scheiwiller). Oggi, #avocealta, leggo la sua Oltre il tempo, oltre l’angolo.

A voce alta: Foresta mio dizionario di Marcia Teophilo

Una delle lezioni che avremmo dovuto imparare dal Coronavirus sarebbe stata quella di tornare a rispettare la Natura, che esiste a prescindere dall’umanità (e senza la quale l’umanità non può sopravvivere). Ecco le parole della grande cantrice dell’Amazzonia, la poetessa e antropologa Marcia Teophilo, con la sua Foresta mio dizionario, a voce alta, con la mia pessima pronuncia del brasiliano (Carla aiutami tu).

A voce alta: Mandela incontra Leah di Wole Soyinka

Il grande scrittore nigeriano Wole Soyinka ci ricorda, con alte parole, di come la privazione alla libertà (in particolare quella all’autodeterminazione) sia prerogativa dell’essere umano; e che violenze e vessazioni vengono compiute sotto ogni cielo, ad ogni latitudine e longitudine. Oggi, #avocealta, la sua splendida Mandela incontra Leah.