Recensione: “Bosnia: l’ultima frontiera”

Oggi su NotizieMigranti.it ho recensito il volume Bosnia: l’ultima frontiera, a cura di Gabriele Proglio, e edito da Eris Edizioni.

“Questo libretto è una spina nel fianco, è una pietra di scandalo, quelle che servivano per inciampare, cadere e rendersi consapevoli dell’accaduto”.

A voce alta: Le lacrime delle madri di Srebrenica di Abdulah Sidran

Oggi, 25 anni fa, si compì, in Bosnia-Erzegovina, il più vergognoso genocidio della storia del Novecento europeo. In nome di un becero e violento nazionalismo, le truppe di Mladic, con la complicità di un’Europa indifferente e delle truppe olandesi dell’ONU che non si opposero, in una manciata di giorni, entrarono nella zona protetta di Srebrenica, deportarono, trucidarono e gettarono in fosse comuni più di 8000 musulmani, uomini e ragazzi. Ancora non sono stati ritrovati né identificati tutti i corpi. Oggi, #avocealta, leggo la poesia Le lacrime delle madri di Srebrenica di Abdulah Sidran, grande poeta e scrittore bosniaco, autore di alcune tra le più belle sceneggiature dei film di Emil Kusturica.

A voce alta: “Il dormiente di pietra” di Mak Dizdar

Per la lettura #avocealta di oggi vi accompagno in Bosnia ed Erzegovina, a Sarajevo, città di Mak Dizdar, il “Dante bosniaco”, che nel 1966 pubblicò la prima edizione di un maestoso poema comunitario: Il dormiente di pietra, da cui è tratta la poesia che vi leggo, “Scritto sul tempo”.

Sarajevo e l’impronta dei morti.

Leggendo I vagabondi della Premio Nobel 2018 Olga Tokarczuk, mi imbatto nel racconto Non aver paura e quello che il giovane serbo, Neobojsa, racconta mi ha folgorato, perché è esattamente quello che ho provato al cospetto di Sarajevo, uno dei miei luoghi di elezione.

“Prima vedi sempre quello che è vivo, bello. Vieni colpito dalla natura, dai bei colori della chiesa locale, dai profumi e così via. Ma più a lungo stai in un luogo, più la bellezza di queste cose sbiadisce. Comincia a chiederti chi ha vissuto prima di te in quella casa e in quella stanza, di chi sono quelle cose, chi ha graffiato la parete sopra il letto e di quale legno sono fatti i davanzali. Quali mani hanno costruito un camino così finemente decorato e hanno asfaltato il cortile. E dove sono ora? Sotto quale forma? Quale mente ha tracciato i sentieri intorno allo stagno e a chi è venuto in mente di piantare un salice sotto la finestra? Tutte le case, i viali, i parchi, i giardini, le strade sono impregnati della morte di altre persone. Quando senti che qualcosa comincia ad attirarti da un’altra parte, ti sembra che sia ora di andarsene via”.

Caffè Sarajevo

«Che ti sia lieve la terra», eroici amori del quotidiano

«Che ti sia lieve la terra», eroici amori del quotidiano.

Quattro sono le donne protagoniste del romanzo di Camilla de Concini (Che ti sia lieve la terra, YouCanPrint), quattro sono i punti di vista, i percorsi, le traiettorie di vita. Donne di ogni età, donne che rincorrono sé stesse e le altre oltre confini e influenze culturali, che squadernano la loro femminilità in ogni ambito e aspetto del loro vivere e del loro agire.
Nur, Olivia, Irena e Nina sono le quattro voci, presenti e passate, che si intrecciano nel racconto di una storia corale e comune, di vissuti tessuti e allacciati da molti nodi. Oliva è la figlia di Nina. Alla morte della madre, la zia Nur la prende con sé e la riporta in quel Libano lontano, terra d’origine della madre, un luogo amato e odiato. E comincia, così, un percorso di rielaborazione memoriale, un cammino accidentato – ma, al tempo stesso, ricco di umanità e di contatti – che conduce ogni protagonista a un luogo di futuro benessere. Ogni donna, nella storia, si trova a dover fare i conti con scoperte inedite, con percorsi inattesi e alcuni infruttuosi, con decisioni da prendere e nuovi incontri che squarciano un panorama noto e proiettano nei territori sconosciuti e apparentemente terrificanti della diversità e dell’ineguaglianza.
I legami familiari, quello tra sorelle, quello tra madre e figlia, quello tra zia e nipote, quello tra amate (ma anche quello tra padre e figlia), vengono sviscerati e affrontati con attenzione e puntualità, con la sottaciuta consapevolezza che non si possa tutto contenere nel bordo di un foglio. Mentre si plasmano concreti, a tutto tondo, in carne e fiato, i personaggi alimentano anche le nostre coscienze, ci si palesano come concreti, realmente esistenti, come se si potessero trovare sul pianerottolo di casa o alla fermata della metro. Quelli di Camilla de Concini son personaggi genuini nel senso più puro del termine, perché non stra-ordinari né stupefacenti, quanto piuttosto eroi del quotidiano, paladini di una vita che a tutti potrebbe toccare, con le sue sofferenze e i dolori da distillare goccia a goccia.
Tanti scenari ci passano davanti agli occhi, in questo romanzo, che è anche un’avventura di orizzonti e confini diversi, una storia che si dipana attraverso terre diverse e apparentemente lontane, che fugge dai colli bolognesi, tocca Mostar e le ferite ancora evidenti di una guerra assurda, approda in Libano, in un’altra terra martoriata da ferite profonde, per poi perdersi in altre città e popoli, tagliando con una facilità sorprendente qualsiasi frontiera e barriera: perché l’amore ha, più o meno banalmente, la potenza di un tifone, la furia tellurica di un terremoto, e non si è può di certo fermare impotente di fronte all’assenza di un timbro.

Booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=bxRVsw_ll-Q

“Diario di Zlata”

Un documento importante, lo sguardo di una bambina sull’assedio di Sarajevo: il “Diario di Zlata” di Zlata Filipović, la cronaca della vita in una città bombardata e perseguitata dai cecchini.

http://www.chronicalibri.it/2013/08/diario-di-zlata-lo-sguardo-di-una-bambina-su-sarajevo/