A voce alta: poesia di Kuki Gallmann

La storia della vita di Kuki Gallmann mi ha sempre affascinato, fin da quando ero un ragazzino che guardava sognante il planisfero e si immaginava le bellezze dell’Africa. Nata nel 1943 a Trevisto, dal 1972 vive in Kenya, nel suo ranch a Laikipia, dove ha fondato la Gallmann Memorial Foundation, per la protezione dell’ambiente e degli animali selvatici, in memoria del marito Paolo e del figlio Emanuele, morti nel 1980 e nel 1983. Oggi, #avocealta, una sua poesia del 1975 tratta dal libro Il colore del vento.

A voce alta: Mandela incontra Leah di Wole Soyinka

Il grande scrittore nigeriano Wole Soyinka ci ricorda, con alte parole, di come la privazione alla libertà (in particolare quella all’autodeterminazione) sia prerogativa dell’essere umano; e che violenze e vessazioni vengono compiute sotto ogni cielo, ad ogni latitudine e longitudine. Oggi, #avocealta, la sua splendida Mandela incontra Leah.

Del non ritorno (La maison des Esclaves)

Una poesia mia, scritta sui ricordi della mia visita all’isola di Gorée, in Senegal, e alla vista, emozionante e squassante, della Porta del non ritorno, nella Maison des Esclaves.

 

Una porta – uno squarcio nel buio di

una roccia – un lampo di azzurro che

mi accartoccia. Dà le vertigini quest’

aria che trascorre, senza mai porsi

problemi di trasporre il mio volto e

quello di chissà chi altro. È il buio

sordo di un tempo che non conosce

più stagione – il buio che accoglie e

fascia un uomo che cammina – ferisce

la parete liquida, una luce feroce che

smarrisce il mio corpo nel racconto

di un destino comune e veloce. Da qui

si parte e non si torna – si sale spinti

su tavole sparse – si spezza il tempo

futuro che non si ricompone sulla mia

lingua rozza. E spruzza la montagna

quando rompe le acque e ha il vento

in poppa – chissà dove approda. Io

depongo le mie ossa in questa casa

lascio il sangue al vento – si miscela

con la bava del mare indifferente.

Se è lui a portarmi là, saprà anche

che io – arpionato – sono rimasto qua.

560A463E-B535-4C05-8740-FF0FACF855E8

A voce alta: Vita galleggiante di Roli Hope Odeka

Il 25 maggio è la giornata mondiale dell’Africa, immenso continente che amo come fosse la mia casa. Con questo bel vestito dafani burkinabé, regalatomi dagli abitanti del villaggio di Siena (coincidenza) dove opera l’Associazione FOGUNI Burkina Faso ONLUS, oramai qualche anno fa, oggi leggo #avocealta Vita galleggiante di Roli Hope Odeka.

Ricordi di Huruma

La storia di Aisha mi ha fatto tornare alla mente quegli stessi orizzonti. Anche io ho lavorato nell’Africa più reietta e marginale. Nel 2011 per qualche settimana ho fatto volontariato in una delle bidonville più feroci di Nairobi: Huruma, che anche Alex Zanotelli ricorda nel suo illuminante Korogocho: alla scuola dei poveri. Huruma significa, in swahili, “compassione”, “benevolenza”, “misericordia”: l’ironia è alla base della nomenclatura di questi luoghi d’inferno. Huruma è la bidonville che si trova di fronte alla immensa discarica di Korogocho, dove sopravvive un’umanità considerata residuale ma fondamentale per muovere un’economia in cui il capitale pone le sue fondamenta.
Era pericoloso entrare a Huruma, innegabilmente. Il bianco, il mzungu, è odiato, con ragione. Si concentra sul bianco, chiunque sia, la responsabilità della condizione infima a cui si è costretti, in quei luoghi che sono oltre la vergogna e il disprezzo dell’alterità. Uomini donne bambini accatastati in condizioni bestiali, se questo aggettivo limitante può essere utilizzato per rendere un’idea.
Questa è una poesia nata su quei ricordi.

Ricordi d’Huruma.

La terra rossa scava i miei occhi,
macchia i miei denti. La terra
rossa spolpa il mio teschio, mi
sparpaglia le ossa. Come non
sentire? Né ascoltare? Come
non aprirsi alla voce che battezza
al passaggio? Mzungu, mzungu
fin dove si arriva a camminare…
mzungu! Lascio lo sguardo al cielo,
incontro le nubi che non sono già
più come sono, come erano; sempre
diverse, lontane, distanti, nella
polvere che soffia come vento, nel
vento che s’impasta come pioggia.

La patria.

Lo lessi anni fa; forse troppo giovane. Il ricordo del romanzo si confuse con quello di Audrey Hepburn e del film.

Ma c’è un abisso tra i due: entrambi meravigliosi, ma ognuno a modo suo.

La narrazione del romanzo di Truman Capote è inarrestabile, meravigliosa, mozza il fiato ed è una scossa sottopelle, tellurica, incontenibile. La Holly Golightly del romanzo è una forza della natura, un concentrato di inarrestabile potenza; una divinità incontenibile.

Questo romanzo mi ha coinvolto e commesso. Una perla rara, una narrazione magnificente. L’ho riscoperto, fortunatamente. Da adesso, non me ne separerò mai.

“La patria è dove ci si sente a proprio agio. Io la sto ancora cercando”.
Holly Golightly

“Una vita bella”.

“Ho idea che la sola cosa che ci permette di guardare senza disgusto il mondo in cui viviamo sia la bellezza che gli uomini di tanto in tanto creano dal caos. I quadri che dipingono, la musica che compongono, i libri che scrivono, la vita che vivono. Fra tutte, la cosa più ricca di bellezza è una vita bella. È questa l’opera d’arte più perfetta”.

“Il velo dipinto”, W. Somerset Maugham

“Le lacrime della regina Leonessa”

Oggi su ChronicaLibri ho recensito la favola di Ranzie Mensah, “Le lacrime della regina Leonessa”, edito da Rediviva Edizioni.

Illustrazioni di Cristina Casu Sanai

http://www.chronicalibri.it/2015/04/storia-africana-invita-amore/

“Il sudario di latta”.

Oggi su ChronicaLibri ho recensito “Il sudario di latta. Taccuini di guerra” di Ugo Lucio Borga, edito da Edizioni Marcovalerio.

Il fotogiornalismo nell’epoca 2.0.

http://www.chronicalibri.it/2015/04/il-sudario-di-latta-fotogiornalismo-nellepoca-2-0/

“Miss Mina”.

Oggi su ChronicaLibri ho recensito una bellissima storia per bambini, edita da Edizioni Corsare: “Miss Mina” di Marco Innocenti. Una bella storia di una bambina saltata su una mina, in Angola, che trova un senso nella vita anche senza una gamba.

Consigliato, ovviamente, anche agli adulti.

http://www.chronicalibri.it/2015/03/le-mine-antiuomo-e-la-dolcezza-di-una-rinascita/