A voce alta: Vita galleggiante di Roli Hope Odeka

Il 25 maggio è la giornata mondiale dell’Africa, immenso continente che amo come fosse la mia casa. Con questo bel vestito dafani burkinabé, regalatomi dagli abitanti del villaggio di Siena (coincidenza) dove opera l’Associazione FOGUNI Burkina Faso ONLUS, oramai qualche anno fa, oggi leggo #avocealta Vita galleggiante di Roli Hope Odeka.

A voce alta: L’innamorata di Alejandra Pizarnik

Grandissima voce della letteratura argentina, la scrittrice Alejandra Pizarnik è oramai dimenticata. Ha sondato gli abissi dell’intimità e della sofferenza, morendo a 39 anni per overdose di seconal. Oggi, #avocealta, leggo la sua L’innamorata.

A voce alta: lettera di George Sand ad Alfred de Musset

In questo giorno che sarebbe dovuto essere molto importante, rimandato a causa del Covid19, #avocealta leggo la potente e intensa lettera che George Sand scrisse da Venezia il 12 maggio 1834 al suo innamorato Alfred de Musset. Che bello un amore così!

A voce alta: Luna nuova per il Ramadan di Sidi Rafael El Fasi

Domani sarà Id al-Fitr, la Festa di Rottura del Ramadan, il mese di digiuno dei musulmani, uno dei cinque pilastri della loro fede. Eid Mubarak a tutt* con Luna nuova per il Ramadan di Sidi Rafael El Fasi, #avocealta.

A voce alta: Casa di Warsan Shire

L’emergenza del Covid-19 rischia di farci rivolgere l’attenzione soltanto ai drammi personali, facendoci dimenticare l’importanza dei diritti (e della dignità) di tutt*. Oggi, in questa giornata di sciopero, leggo “Casa” di Warsan Shire.

A voce alta: A un ignoto di Walt Whitman

Poco importa se Walt Whitman, il padre della poesia statunitense, fosse effettivamente omosessuale: la struggente bellezza della sezione Calamus del suo capolavoro Foglie d’erba è un dono stupefacente a ogni tipo di amore, perché ogni amore merita lo stesso rispetto e gli stessi diritti. Oggi leggo, #avocealta#, A un ignoto.

A voce alta: L’amore dorme nel petto del poeta di Federico García Lorca

Un amore “oscurato” e tenuto nascosto per tanto tempo, quello di Federico García Lorca, che esplode prepotente nei Sonetti dell’amore oscuro, pubblicati solo nel 1984. Oggi leggo #avocealta L’amore dorme nel petto del poeta.

A voce alta: Dall’imagine tesa di Clemente Rebora

Poeta che visse una profonda crisi religiosa e vocazionale dopo la Prima guerra mondiale (esperienza che ci ha testimoniato in magnifiche poesie, meno note ma ugualmente significative rispetto a quelle di Ungaretti) Clemente Rebora è indagatore dell’intimità e della profondità dell’individuo, delle sue paure, dei suoi tremori e dei suoi segreti e desideri più celati. Oggi leggo, #avocealta, la sua Dall’imagine tesa.

A voce alta: Risanamento di Giovanni Raboni

La guarigione è fondamentale, non solo del corpo ma anche dello spazio che occupiamo, nel quale agiamo, urbano e sociale. Ma siamo sicuri che le misure di guarigione colpiscano il problema primario? Giovanni Raboni ci aiuta a riflettere con la sua Risanamento, che leggo oggi a #vocealta.

A voce alta: la Costituzione della Repubblica di Užupis

41 articoli per riflettere su cosa potremmo diventare, magari, nel prossimo futuro. #Avocealta oggi vi leggo la Costituzione della Repubblica di Užupis, il quartiere degli artisti di Vilnius, diventato indipendente il 1 aprile 1997.

 

 

A voce alta: l’epitaffio di Lyman King di Edgar Lee Masters

Importante è ascoltare i morti, non tanto per bieche strumentalizzazioni politiche, ma perché la narrazione delle vite degli altri serve per il “benessere” di tutti. Come accade nel cimitero di Lampedusa e come accadde nell’immaginario cimitero di una cittadina americana, in uno dei testi fondanti del Novecento letterario, l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Oggi leggo #avocealta l’epitaffio di Lyman King.

A voce alta: il sonetto LXXIV di William Shakespeare

Il Tempo passa e devasta, il corpo la memoria la bellezza. Gli si può sopravvivere, però… come? Ce lo dice William Shakespeare, in uno dei suoi magnifici sonetti, il LXXIV, che oggi leggo #avocealta.

 

A voce alta: poesia di Mariangela Gualtieri

La cura del corpo non è solo quella della medicina, della salute, ma un’attenzione che dovremmo sempre riservare a noi stessi e agli altri. Oggi, #avocealta, vi leggo una poesia di Mariangela Gualtieri.

A voce alta: “L’offerta” di Jolanda Insana

Tellurica come la sua terra è la lingua poetica di Jolanda Insana, professoressa, traduttrice e scrittrice messinese che nel 1994 pubblicò la raccolta intitolata Medicina carnale, dove si trova la poesia L’offerta che oggi, #avocealta, leggo.

A voce alta: “Confidare” di Antonia Pozzi

Il padre censurò la sua produzione poetica pubblicata in seguito al suo suicidio, nel 1938, a 26 anni, per la “sconvenienza” dei temi trattati e dello sguardo poetico. Oggi #avocealta riscopriamo la chiara meraviglia dei versi di Antonia Pozzi, con la sua Confidare.

A voce alta: una poesia di Patrizia Cavalli

Uno dei drammi più gravi che potrebbero derivare da questa emergenza sanitaria è il frantumarsi della tenuta civile, sociale e umana della nostra collettività. La poesia serve per riflettere anche su questi aspetti, prima che sia tardi. Lo facciamo, oggi, #avocealta, con una poesia di Patrizia Cavalli.

A voce alta: “Lettere” di Alda Merini

Vittima (consapevole o meno?) di uno stillicidio editoriale, nei suoi ultimi anni di attività e di vita, l’Alda Merini migliore è quella degli inizi, degli anni 50, 60 e 80, quando tornò a scrivere dopo la lunga esperienza di internamento all’Ospedale psichiatrico Paolo Pini. Oggi vi leggo, #avocealta, “Lettere”, una sua poesia del 1949 (aveva 18 anni).

 

A voce alta: “La sento la mia vita” di Patrizia Valduga

Raffinatissima funambola del significato e del significante, provocatrice e insofferente del politicamente corretto, audace esploratrice del sensuale e dell’erotico, Patrizia Valduga è un’artigiana mirabile della lirica italiana. Oggi, #avocealta, leggo la sua “La sento la mia vita…”.

A voce alta: “Palingenesi” di Giorgio Caproni.

Cantore di frontiere, di umanità in movimento, della fragile condizione umana e anche della morte (con fine ironia), Giorgio Caproni è l’autore che vi leggo oggi, #avocealta, con la sua Palingenesi.