Recensione: “Stonewall”

Oggi ho recensito su ChronicaLibri.it il saggio Stonewall. Memoria e futuro di una rivolta, curato da Yuri Guaiana e Francesco Lepore, ed edito da Villaggio Maori Edizioni.

“Conoscere la storia è fondamentale, squadernare la corretta narrazione degli inizi della rivolta è imprescindibile, saper illuminare la strada futura con i valori costitutivi è una responsabilità irrinunciabile, trasformare il movimento LGBT+ in vettore di richieste e diritti per tante e tanti è la chiave per potenziarlo e renderlo più incisivo: il saggio “Stonewall. Memoria e futuro di una rivolta” è un contributo necessario per risignificare il presente e per avere speranza nel prossimo avvenire.”

Leggi la recensione qui, su ChronicaLibri.

Su Migrando.

A distanza di tanti anni dalla pubblicazione (stanno per scoccare i 6 anni) Migrando (END Edizioni) è un testo che ancora parla, tanto, e che ancora viene letto e apprezzato: un miracolo per un libro di poesia che parla di migranti, edito da una piccola casa editrice e scritto da un “poeta” sconosciuto.

Ecco cosa ne scrive l’ANPI Colleferro: “Giulio Gasperini ci riporta coi piedi per terra, ci mette di fronte agli ultimi della terra, a cui normalmente dedichiamo un pensiero distratto e in questi tempi di pandemia forse neanche quello…”

Continuate a leggere l’articolo qua.

A voce alta: “La terrazza” di Vittorio Sereni

Vittorio Sereni è stato uno dei maggiori intellettuali dell’Italia del ‘900, lavorando per molto tempo alla casa editrice Mondadori.

Nato nel 1913, nel 1941 venne fatto prigioniero dagli Alleati in Sicilia e fu internato in vari campi di detenzione nell’Africa del Nord (Algeria e Marocco), fino al luglio 1945. Da questa esperienza nacque la sua raccolta poetica Diario d’Algeria.

La poesia che vi leggo oggi, a voce alta, è “La terrazza”, dalla sua prima raccolta, Frontiera, del 1941: “frontiera” è una delle parole che andranno ben ri-significate nella nostra lingua post Covid19, perché il virus ci ha insegnato quanto siano insensate certe nostre convenzioni…

“La Cina nel caos” di Albert Londres

Oggi ho recensito, su ChronicaLibri.it, uno straordinario reportage narrativo dalla Cina degli Anni Venti del ‘900,  a firma di Albert Londres e edito, in Italia, da O barra O Edizioni: “La Cina nel caos”.

Non perdetelo!

https://www.chronicalibri.it/2020/03/30/un-reportage-narrativo-dalla-cina-che-ha-perso-la-testa/?fbclid=IwAR0JhgzAUQZI-GlCdJkRqwZr-D-hZv9Y4OpP6FUn9jm55EJ6jaz_HZ3LBxo

Sanna e Mohammed.

L’uno si chiama Sanna, l’alto Mohmmed. Vent’anni ciascuno, entrambi del Gambia. Uno in Italia da cinque anni, l’altro da otto mesi. Si conoscono all’ospedale di Sondalo, reparto di broncopneumologia. Comune la diagnosi: tubercolosi ossea. Prospettive agghiaccianti: la paralisi completa altamente probabile, come nel più perfetto gioco crudele del caso.

Quando arriviamo nella camera Mohammed e Sanna non li conosciamo. Siamo venuti a trovare un altro paziente. Mohammed sta nel letto, sdraiato, con un enorme collare su cui appoggia la testa piccola, piena di ricci neri. Guarda il soffitto (non può fare altrimenti), si volta incredulo quando gli domando il nome e da dove venga, come fosse stupito che qualcheduno possa mai interessarsi a lui.

Poi si solleva, si siede sul letto, un po’ storto, con l’ingombro del collare e la mascherina che un po’ tutti, qua dentro, indossano e che ingabbia la faccia, dal mento al naso, lasciando scoperti solo gli occhi. E i suoi sono sfuggenti. Ha mani piccolissime che si stringono l’una nell’altra, incastrandosi tra le ginocchia. Pesa 30 chili, in piedi non fa quasi neanche più ombra. Rimane sempre un po’ in disparte, ascolta, guarda, osserva che pare un animale da caccia, in fuga da un predatore. Se ne sta sul bordo del letto come se non volesse dar fastidio neanche alle lenzuola. A un certo punto afferra un libro dal comodino, l’unico che hanno e arrivato lì chissà come, e inizia a leggere una pagina a caso. Segue col dito lo scorrere delle sillabe, articolando suoni faticosi, spesso sbagliati, un po’ anchilosati sulla lingua. Ma ci prova. E Sanna gli va vicino, segue con lui lo scorrere delle parole, lo aiuta là dove l’altro si incespica ed esita. Insieme, affrontano un’altra difficoltà.

Poi se ne va in bagno, Mohammed. Esce mentre noi stiamo andando al bar a comprare un panino. Agitato, ci chiede se ce ne stiamo già andando, e magari pensa che neanche l’avremmo salutato.

Ma usciamo solo per comprare qualcosa al bar dell’ospedale, torniamo tra cinque minuti. Sembra rassicurato e si rimette a sedere sul bordo del letto, accavallando gambe che sembrano cannucce. Tornando, portiamo in regalo tre bottigliette di Coca Cola, perché ne vanno matti, e Mohammed è ancora lì sul letto, ingabbiato nel collare e con la mascherina sulla faccia. Sempre dimesso, in disparte, restio persino al contatto visivo ma con un po’ più di luce negli occhi. Quando gli rivolgiamo le domande, risponde esitando in un inglese molto chiaro. Questa è la sua storia: Mohammed arriva dal Gambia in Italia, seguendo le rotte e le speranza di tutt*. Capita a Napoli, secondo il consueto schema del caso, in un luogo di cui non si ricorda il nome. In realtà, Mohammed non si ricorda molte cose. Sa che è stato in Commissione, secondo il solito rituale dell’interrogatorio per accertare e certificare un’esistenza, ma non sa cosa ne sia stato della sua risposta: se i burocrati italiani abbiano detto no o sì. Perché nel frattempo Mohammed se n’è andato a trovare uno zio in Germania. E quando è tornato, si è trovato fuori dall’accoglienza: niente più branda, niente più pasti, niente più pocket money. E allora, secondo l’ennesimo schema imposto in una vita che di routine non ha nulla Mohammed se ne va al nord, a Milano. E dorme fuori, nei dintorni della stazione. Finché un giorno si sente male, inizia un dolore lancinante, furioso al collo; che cede. La testa pende da una parte, non riesce più a star dritta. Come se fosse sistemata sopra una pila di libri traballanti. Un altro ragazzo vede Mohammed in difficoltà, capisce che non sta bene, che ha bisogno di aiuto. E Mohammed viene ricoverato in ospedale. Diagnosi: TBC ossea, ovvero quando il bacillo di Koch, dal polmone o dalla pleura, si sposta nelle zone osteoarticolari e le divora, mangiandole senza pietà. E Mohammed viene mandato all’ospedale di Sondalo, in mezzo a una stretta vallata: dalla finestra della camera si prende sole tutto il giorno, anche d’inverno. Davanti agli occhi, una linea spezzettata che chiude l’orizzonte e nasconde la vista. In basso, il paesino di Sondalo che dagli anni Trenta si è visto costruire alle spalle un ospedale grandioso, un modello mondiale per la cura della TBC. Ma non so se Mohammed abbia la forza di apprezzare tutto questo. Di forza ne ha, altrimenti non sarebbe qua, a testimoniare con la sua presenza che, come diceva Frida Kahlo, si può sopportare molto più di quello che pensiamo. Ma Mohammed è solo. Solo al mondo. Senza nessun conforto e nessuna presenza che possa supportarlo, compartire i suoi dubbi e i suoi timori, sorreggerlo e semplicemente rivolgergli la parola.

Io mi sprofondo nella sua solitudine, me la immagino assediarlo e romperlo dentro, facendogli, istante dopo istante, perdere il fiato, mozzargli il respiro. Me la immagino perché creo d’averla provata anche io; ma poi mi riscuoto e capisco che non son minimamente comparabili. La sua solitudine è forse incolmabile, inesauribile, perché il mondo attorno a lui è oramai nervoso e furioso, dimentico di ogni senso d’umanità. Lo lascio lì, Mohammed, in quella camera: chissà quanti altri mesi ancora dovrà passare lì dentro; chissà cosa gli accadrà quando uscirà.

L’infermiera preme il pulsante e la serratura della porta si sblocca; appena fuori, mi strappo la mascherina dalla faccia  e torno a respirare l’aria di montagna a bocca piena.

L’uomo che veniva da Messina

Oggi su ChronicaLibri ho recensito lo splendido nuovo romanzo di Silvana La Spina sulla vita misteriosa di Antonello da Messina: L’uomo che veniva da Messina, edito da Giunti Editore.

Non perdetevelo!

http://www.chronicalibri.it/2016/01/la-vita-dipinta-di-un-pittore-immenso/

“On s’est reconnus, Paris”.

Oggi su ChronicaLibri recensito On s’est reconnus, Paris, uno splendido taccuino fotografico di Giuseppe Varchetta, edito da Edizioni del Foglio Clandestino, attraverso parole e suggestioni di Nerina Garofalo.

Una Parigi ritrovata e riscoperta attraverso occhi tutti nuovi.

http://www.chronicalibri.it/2015/11/una-parigi-riconosciuta-con-altri-sguardi/

“Il paradosso del calabrone”

Oggi do spazio a un nuovo romanzo, edito da Edizioni Memori, di Stefano Carboni, intitolato “Il paradosso del calabrone”.

Il libro è incentrato sulla figura di Luca Magrini, uomo intelligente e brillante che a quarantacinque anni, con una moglie, due figli adolescenti e un lavoro da sceneggiatore, si scopre improvvisamente serial killer.
Ma Luca non è un assassino seriale come molti altri. Luca, infatti, uccide solo coloro che – secondo il suo metro di giudizio – sono vere e proprie “merde umane” e non meritano di vivere.

“Benvenuto Fagiolino”.

Oggi, su ChronicaLibri, ho recensito “Benvenuto Fagiolino” (Betelgeuse Editore) il diario di Gianpaolo Trevisi, un papà in attesa di un figlio.

Immagine di Giancarlo Zucconelli

http://www.chronicalibri.it/2015/04/benvenuto-fagiolino-la-gravidanza-di-un-padre/