A voce alta: Inno a Iside

Antichissimo inno, scoperto nel 1945, all’interno di una giara d’argilla a Nag Ammadi, in Egitto, in uno dei 13 manoscritti, composto in copto, l’Inno a Iside risale probabilmente al III-IV secolo a.C. È un componimento eccezionale perché la dea prende la parola, e racconta della sua naturale femminile di deità (che richiama la Preghiera alla Vergine del Paradiso dantesco). Oggi lo leggo #avocealta.

A voce alta: poesia di Adonis

Il poeta noto come Adonis è nato in Siria, nel 1940, ma ha vissuto a lungo prima a Beirut e poi a Parigi. Voce potente del panorama poetico in lingua araba, ha fondato il gruppo Tammuzi, dal nome di una divinità babilonese: obiettivo del gruppo è quello di esprimere una volontà di rinascita culturale araba, rileggendo il patrimonio in chiave non nazionalistica o religiosa ma con una spinta decisiva verso la modernità. È un grande cantore d’amore, e proprio una sua poesia d’amore leggo oggi, #avocealta.

A voce alta: Terra di Puglia di Biagia Marniti

Biagia Marniti fu allieva di Giuseppe Ugaretti, fin dal 1938, anno del suo trasferimento a Roma. Una delle sue prime raccolte poetiche, Più forte è la vita del 1957 ebbe la prefazione firmata dallo stesso Ungaretti. Influenzata dall’ermetismo, la poesia della Marniti tende verso un linguaggio e immagini del quotidiano, della vita concreta, del realismo oggettivo. Oggi, #avocealta, leggo la sua Terra di Puglia, che descrive il senso di vicinanza/lontananza con la sua terra d’origine.

A voce alta: sonetto di Cecco Angiolieri

Terra di grandi poeti, la mia amata Toscana dette i natali, nel 1260 circa a Cecco Angiolieri, poeta graffiante e volutamente dissacrante, famoso per alcuni suoi sonetti trasformati in canzoni, molti secoli dopo. Particolarmente interessanti sono le tenzoni poetiche con altri scrittori suoi contemporanei, come Dante Alighieri; Cecco Angiolieri, infatti, si distinse per non aderire ai nuovi canoni del Dolce stil novo ma, anzi, presentandone una caricaturale rifrazione, scegliendo di poetare della nuova dimensione borghese attraverso rappresentazioni realistiche e schiette. Oggi, #avocealta, un sonetto che fa parte proprio della tenzone poetica con l’Alighieri.

A voce alta: Le lacrime delle madri di Srebrenica di Abdulah Sidran

Oggi, 25 anni fa, si compì, in Bosnia-Erzegovina, il più vergognoso genocidio della storia del Novecento europeo. In nome di un becero e violento nazionalismo, le truppe di Mladic, con la complicità di un’Europa indifferente e delle truppe olandesi dell’ONU che non si opposero, in una manciata di giorni, entrarono nella zona protetta di Srebrenica, deportarono, trucidarono e gettarono in fosse comuni più di 8000 musulmani, uomini e ragazzi. Ancora non sono stati ritrovati né identificati tutti i corpi. Oggi, #avocealta, leggo la poesia Le lacrime delle madri di Srebrenica di Abdulah Sidran, grande poeta e scrittore bosniaco, autore di alcune tra le più belle sceneggiature dei film di Emil Kusturica.

A voce alta: poesia di Kuki Gallmann

La storia della vita di Kuki Gallmann mi ha sempre affascinato, fin da quando ero un ragazzino che guardava sognante il planisfero e si immaginava le bellezze dell’Africa. Nata nel 1943 a Trevisto, dal 1972 vive in Kenya, nel suo ranch a Laikipia, dove ha fondato la Gallmann Memorial Foundation, per la protezione dell’ambiente e degli animali selvatici, in memoria del marito Paolo e del figlio Emanuele, morti nel 1980 e nel 1983. Oggi, #avocealta, una sua poesia del 1975 tratta dal libro Il colore del vento.

A voce alta: Il canto delle crisalidi di Carlo Michelstaedter

Carlo Michelstaedter visse solo 23 anni; nel 1910, a Gorizia, pose fine alla sua vita con un colpo di rivoltella, prima di riuscire a discutere la sua tesi in filosofia greca, La persuasione e la rettorica, pubblicata poi postuma. Autore di alcune poesie filosofiche particolarmente interessanti, scrive squadernando la sua capacità di analisi chirurgica della parola, vettore di un pensiero complesso e compiuto. Oggi, #avocealta, leggo la sua Il canto delle crisalidi.

A voce alta: Canzone di Allen Ginsberg

Allen Ginsberg trasformò l’intera sua vita in un’opera d’arte. A iniziare da quella prima raccolta, Urlo e altre poesie (1957), che fu tellurica e rivoluzionaria, facendolo affermare come una delle voci più potenti della beat generation. Nel 1965 Fernanda Pivano lo fece pubblicare in Italia, con la raccolta Jukebox all’idrogeno (titolo suggerito da lui stesso), dove erano contenute le prime due raccolte: “Urlo e altre poesie” e Kaddish e altre poesie (1961). Oggi, #avocealta, la sua Canzone.

A voce alta: E morte non avrà più dominio di Dylan Thomas

Esordì giovanissimo nel 1934, a venti anni, con la raccolta 18 poems, diventando subito voce scandalose e dirompente, per i temi trattati e per lo stile di rottura. Dylan Thomas visse una vita breve ma prolifica, caratterizzando il Novecento mondiale con le sue poesie tessute di folclore locale (legato al Galles e al suo villaggio di nascita), e richiami di religione biblico-contadina. Si dice che Robert Allen Zimmerman, nel 1961, scelse di chiamarsi Bob Dylan proprio in omaggio al poeta gallese. Oggi, #avocealta, la sua splendida E morte non avrà più dominio, contenuta nella sua prima silloge (traduzione di Roberto Sanesi).

A voce alta: il Decalogo della convivenza inter-etnica di Alexander Langer

Alexander Langer, nato nel 1946 a Vipiteno, fu politico, attivista, pacifista, giornalista, ecologista, e per tutta la sua vita combatté per costruire ponti e abbattere frontiere, sviluppando idee e programmi che permettessero una convivenza inter-etnica. La guerra in ex Jugoslavia fu la rappresentazione di quello che lo scontro tra etnie sarebbe riuscito a produrre, e forse anche per questo, il 3 luglio 1995, Langer si impiccò a un albero di albicocco in Pian dei Giullari, vicino a Firenze. Sono 25 anni che Langer non c’è più e si sente, oggi più che mai, la mancanza della sua azione (e visione) politica e sociale, che oggi vi propongo, per una lettura #avocealta anomala, con il suo Decalogo per la convivenza inter-etnica, che potete trovare nello splendido volume Il viaggiatore leggero, edito da Sellerio, che raccoglie i suoi scritti dal 1961 al 1995.

A voce alta: Ho chiaramente visto di Jack Kerouac

Fondatore e anima narrante della beat generation, soprattutto col suo romanzo-manifesto On the road (1957), Jack Kerouac fu anche potente poeta, rompendo le classiche forme e metriche, i temi e le prospettive. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia, Ho chiaramente visto, contenuta nell’antologia Poesia degli ultimi americani, edita nel 1964 e curata da Fernanda Pivano: fu un’uscita impattante nel panorama culturale italiano, perché per la prima volta si ebbe uno sguardo profondo sulle questioni sollevate dalla beat generation.

1 luglio, Festa della Somalia (con Samia Yusuf Omar).

Il 1° luglio è la Festa nazionale della Somalia. Commemora l’unione del territorio della Somalia italiana e dello stato del Somaliland ex britannico nel 1960; una terra, la Somalia, considerata oramai un failed state, uno stato fallito, dilaniato da anni di conflitti, scontri intestini, mancanza di un governo centrale e di un controllo stabile.

Delle tante narrazioni legate alla terra somala (tante quelle che mi fanno i miei studenti), ce n’è una che mi ha sempre colpito, perché testimonia la nostra crudeltà e ferocia nei confronti del genere umano: la storia di Samia Yusuf Omar.

BEIJING – AUGUST 19: Samia Yusuf Omar of Somalia competes in the Women’s 200m Heats held at the National Stadium on Day 11 of the Beijing 2008 Olympic Games on August 19, 2008 in Beijing, China. (Photo by Stu Forster/Getty Images)

Samia nasce nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio, e la giovane cresce con la passione (e il talento) per la corsa. Inizia a vincere le gare per dilettanti e, aiutata dal Centro olimpico somalo, riesce a partecipare alle Olimpiadi di Pechino, nella gara dei 200 m. Ottiene il suo primato, 32 secondi e 16 centesimi, ma è anche l’ultimo tempo di tutte le batterie. La sua corsa, di cui rimane una commovente testimonianza su YouTube, è una corsa di orgoglio e determinazione, nonostante le prime avversarie taglino il traguardo molti secondi prima di lei. “Avrei preferito essere intervistata per essere arrivata prima, invece che venire intervistata per essere arrivata ultima.”, dirà ai giornalisti che la osservano.

Negli anni successivi proverà in ogni modo a ottenere un visto per poter andare ad allenarsi in Europa, decisa a gareggiare anche alle Olimpiadi di Londra 2012. Ma gli anni passano e nessuno stato europeo le autorizza l’ingresso. Così tenta il tutto per tutto: di arrivare in Europa attraverso le rotte migratorie che passano dal deserto, approdano in Libia, e tentano di bruciare il confine del Mediterraneo.

Il connazionale Abdi Bile, ex mezzofondista e medaglia d’oro dei 1500 metri piani ai Mondiali di Roma 1987, sostiene che Samia sia morta annegata nell’aprile 2012, pochi mesi prima delle Olimpiadi, a causa del capovolgimento di un barcone sul quale si trovava. La sua morte è stata poi confermata dalle agenzie di stampa internazionali.

In Migrando (End Edizioni, 2014) ho dedicato una poesia alla storia di Samia Yusuf Omar. Eccola:

Olimpica.

A Samia Yusuf Omar

Lo stadio assorda – sono mani

che applaudono che sbattono

sulla pelle d’un tamburo, sulla

superficie dell’acqua? Sono passi

che affrettano, dallo start all’arrivo,

ignorando i secondi, sono piedi

che frullano nella confusione di

un’acqua nera. Spero di afferrare

la corda, come sfioro la pista, il

nido di uno stadio infinito che

esplode di futuro e d’attesa.

Scavalco il vento, scavalco il 

parapetto di una barca leggera 

sulle onde, corro corro verso

l’arrivo, alzo le braccia. Lo

inseguo senza spazio, accolgo

il suo respiro e riconsegno il mio.

Né ricordò nessuno il mio nome,

l’ultima arrivata, l’azzurra vestita.

A voce alta: Haraga di Ingrid de Kok

Termine controverso, “haraga” (che significa “colui che brucia”) è un’autodefinizione dei migranti che bruciano i propri documenti per non essere identificati e cercare di arrivare in Europa, soprattutto dal Maghreb. Il termine “haraga” diventa così l’azione stessa del “bruciare mare e confini”. Oggi, #avocealta, la poesia Haraga della scrittrice sudafricana Ingrid de Kok.

A voce alta: una poesia di Anne de Noailles

Illustre animatrice di salotti letterari e della vita intellettuale di Parigi, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Anne de Noailles (nata Principessa Bibesco Bassaraba de Brancovan, di origine romena) fu anche scrittrice, ultimamente piuttosto ridimensionata, ma sicuramente acuta testimone dello stile e del modo di poetare di quel periodo. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia.

A voce alta: Spiegami, amore di Ingeborg Bachmann

La scrittura e l’indagine di Ingeborg Bachmann sono profonde e complesse. Sublime narratrice, in particolare di racconti, fu anche raffinata poetessa, sondando le profondità dell’intimo e dei sentimenti umani. Oggi, #avocealta, Spiegami, amore.

A voce alta: Il bacio di Anne Sexton

Tellurica scrittrice e attivista, Anne Sexton è stata una delle voci poetiche più importanti del Novecento statunitense. Ha utilizzato la potenza della parola poetica come pietra di scandalo, come strumento di indagine e di ribellione, anche quando poetò d’amore. Oggi, #avocealta, la sua Il bacio.

A voce alta: Cabaret di Rachele Milano

Cabaret è una magnifica poesia di una carissima amica, Rachele Milano, contenuta nella sezione “L’amore becero” della silloge Vetro (END Edizioni 2015). Rachele sa squadernare stra-ordinari significati e significanti, raccontandoci un mondo delizioso e non convenzionale, indagandolo sottopelle. #avocealta

A voce alta: Ritorno di Daniel Varujan

Una poesia che attinge al popolare e alle piccole cose, quella dell’armeno Daniel Varujan, trucidato nel 1915 a soli 31 anni dalla furia del genocidio. Recuperato da un agente segreto, il manoscritto de Il canto del pane vede la pubblicazione solo nel 1921. Questa, #avocealta, è una delle poesie contenute nella raccolta, Ritorno.

Recensione: Libro di Ipazia di Mario Luzi

Una mia recensione al suggestivo Libro di Ipazia di Mario Luzi, edita su ChronicaLibri.it

“Ipazia è donna combattiva, che non depone l’unica arma a sua disposizione – la parola, ovviamente – per esortare e convincere i suoi concittadini a non lasciarsi travolgere da un cambiamento incombente e preoccupante, inquietante. Ipazia sfida le folle cieche di violenza e sprezzanti del ragionamento, impavida sa che l’ora è compiuta e che i sofismi non son più validi: adesso c’è solo da impugnare il proprio volere e conquistare il rispetto di sé“.

A voce alta: una poesia di Elizabeth Barrett Browning

Le splendide parole di amore e di rivoluzione di Elizabeth Barrett Browning, profonda amante dell’Italia, dai suoi Sonetti dal portoghese, pubblicati nel 1850, oggi, #avocealta.