A voce alta: “C’è tempo” di Ivano Fossati

C’è un tempo per tutto, per la malattia e la cura, per la guarigione e il riposo, per l’attesa e la resistenza, per l’amore e la solitudine, per il lavoro e il pensiero.
#avocealta “C’è tempo” di Ivano Fossati.

A voce alta: poesia di Chandra Livia Candiani

Maestra di meditazione, utilizza anche la parola come strumento per la riflessione, aprendo porte e varchi di significato e significante. Oggi, #avocealta, una poesia di Chandra Livia Candiani (scoperta a Lampedusa alla Biblioteca IBBY Lampedusa durante l’Ibby Camp).

 

 

A voce alta: “Promettimi” di Christina Georgina Rossetti

Per la poesia di oggi, andiamo nell’Inghilterra di metà Ottocento, con Christina Georgina Rossetti e la sua magnifica poesia sulla libertà dell’amore, “Promettimi”.
#avocealta

A voce alta: “La casa vicino al mare” di Giorgio Seferis

La poesia di oggi ha come tema la casa, uno spazio che ci siamo trovati ad abitare in maniera completamente diversa rispetto a prima. Le parole sono di Giorgio Seferis, premio Nobel per la poesia nel 1963, e il componimento si intitola “La casa vicino al mare”.
#avocealta

A voce alta “Con l’avvallo delle nuvole” di Hilde Domin

Oggi, #avocealta, ci spostiamo, “Con l’avvallo delle nuvole”, da un continente all’altro, tra Europa e Repubblica Dominicana, seguendo le parole e la poesia di Hilde Domin.

A voce alta: “E ancora mi sollevo” di Maya Angelou

Resistente paladina dei diritti civili, Maya Angelou è stata una delle grandi (e prolifiche) intellettuali del Novecento (e del primo decennio del Duemila): oggi vi leggo, #avocealta, la sua meravigliosa E ancora mi sollevo.

A voce alta: un ca dao dal Vietnam

Per la lettura a voce alta di oggi andiamo in Vietnam, per leggere un ca dao, una forma di componimento tradizionale, popolare e anonimo, tipico della cultura letteraria vietnamita. Quello di oggi parla della distanza e della lontananza fisica dal proprio innamorato, che così tante persone, in tempi di isolamento, vivono quotidianamente.

 

 

A voce alta: “Il dormiente di pietra” di Mak Dizdar

Per la lettura #avocealta di oggi vi accompagno in Bosnia ed Erzegovina, a Sarajevo, città di Mak Dizdar, il “Dante bosniaco”, che nel 1966 pubblicò la prima edizione di un maestoso poema comunitario: Il dormiente di pietra, da cui è tratta la poesia che vi leggo, “Scritto sul tempo”.

A voce alta: “Interrogativi di viaggio” di Elizabeth Bishop

Elizabeth Bishop fu grandissima viaggiatrice ed esploratrice di ogni angolo di globo. Nel 1951, durante un viaggio a Rio de Janeiro, incontrò l’architetta Maria Carlota de Macedo Soares (chiamata Lota), e si innamorò.

Al contrario di Emily Dickinson, la Bishop scrisse solo 101 poesie, in una carriera comunque ricca di riconoscimenti letterari di altissimo livello, tra cui il Pulitzer per la poesia. Per tutta la vita, continuò – quasi maniacalmente – a lavorare sugli stessi componimenti, levigandoli e perfezionandoli.

La poesia che vi recito oggi, Interrogativi di viaggio, è contenuta nella raccolta omonima, dedicata a Lota, e uscita nel 1965, pochi anni prima che Lota si suicidasse, nel 1967.

A voce alta: una poesia di Sandro Penna

Sandro Penna è un poeta a cui io sono terribilmente affezionato, anche perché è stato la materia della mia tesi di laurea triennale, in anni lontani.

Nella sua prima silloge, pubblicata nel 1939, dal semplice titolo Poesie, è contenuta la poesia che vi leggo oggi: Fantasia per un inizio di primavera.

A voce alta: una poesia di Emily Dickinson

In questo periodo di clausure volontarie (o meno), il pensiero va subito a Emily Dickinson, a una straordinaria poetessa che per tutta la sua (breve) vita rimase confinata tra le quattro mura della sua casa e lo spazio del suo giardino (forse solo una volta uscì per partecipare a un funerale), probabilmente per una grave forma di agorafobia.

Scrisse più di 1600 poesie, ritrovate dopo la sua morte: in vita ne aveva pubblicate una manciata, spesso con uno pseudonimo maschile, per potersi guadagnare il rispetto della pubblicazione. Ma seppe, con la sua scrittura potente e cristallina, costruirsi mondi narrativi alternativi, ampi e spaziosi, i quali, come nella poesia che leggo, ci possono aiutare a ri-dare un senso nuovo e più compiuto al mondo che stiamo vivendo e al mondo che vorremo costruire una volta evasi dalle nostre casalinghe prigioni.

La Giovanna D’Arco di Maria Luisa Spaziani

Nel 1990 Maria Luisa Spaziani, grandissima voce poetica del Novecento e musa di Eugenio Montale, pubblicò il suo “romanzo popolare” che racconta la storia di Giovanna D’Arco attingendo a leggende diverse rispetto alla storia canonica della Pulzella d’Orléans.

La “Giovanna d’Arco” della Spaziani riprende un metro canonico della letteratura italiana, il poema in ottave, utilizzato per i poemi cavallereschi, come l’Orlando furioso e la Gerusalemme liberata. A differenza della tradizione, però, Maria Luisa Spaziani utilizza l’endecasillabo sciolto.

Una poesia di Alberto Caeiro

Fernando Pessoa, maestro indiscusso della poesia novecentesca, cercò di sopravvivere alla sua solitudine esistenziale creandosi “un baule pieno di gente”: uno dei suoi eteronomi fu Alberto Caeiro, autore della splendida poesia che vi leggo oggi.