A voce alta: L’aria è piena di grida di Antonella Anedda

Che cosa ci rende così tanto crudeli nei confronti degli altri? Una domanda che mi sono posto negli ultimi giorni, anche in seguito al rientro di Aisha Romano, e che si pone anche Antonella Anedda in questa poesia, L’aria è piena di grida, che leggo #avocealta.

A voce alta: Finirai all’inferno fratello di Yahya Hassan

La sua raccolta poetica Yahya Hassan ha venduto nella sola Danimarca più di 120.000 copie, risultato miracoloso per un’opera di poesia. Apolide palestinese residente a Copenaghen, nato nel 1995 e morto poche settimane fa, Yahya Hassan è poeta feroce e crudo, contrario a qualsiasi netiquette e mediazione: una scrittura dura che contesta tutto, dalla sua religione strumentalizzata, al senso di alienazione del profugo, alle forme statali dell’accoglienza e dell’integrazione. #Avocealta oggi la sua durissima Finirai all’inferno fratello.

A voce alta: Dall’imagine tesa di Clemente Rebora

Poeta che visse una profonda crisi religiosa e vocazionale dopo la Prima guerra mondiale (esperienza che ci ha testimoniato in magnifiche poesie, meno note ma ugualmente significative rispetto a quelle di Ungaretti) Clemente Rebora è indagatore dell’intimità e della profondità dell’individuo, delle sue paure, dei suoi tremori e dei suoi segreti e desideri più celati. Oggi leggo, #avocealta, la sua Dall’imagine tesa.

A voce alta: Io vado di Latif

Non bisogna necessariamente avere figli per sentirsi madre. E, a volte, essere madre significa avere il coraggio di lasciar partire le figlie e i figli per realizzare i loro impegni morali (bentornata Silvia!). Ecco, #avocealta, la magnifica Io vado del poeta kurdo Latif.
Tratto da “Canti d’amore e di libertà del popolo kurdo” curato da Laura Schrader Ferraro e pubblicato da End Edizioni.

A voce alta: Risanamento di Giovanni Raboni

La guarigione è fondamentale, non solo del corpo ma anche dello spazio che occupiamo, nel quale agiamo, urbano e sociale. Ma siamo sicuri che le misure di guarigione colpiscano il problema primario? Giovanni Raboni ci aiuta a riflettere con la sua Risanamento, che leggo oggi a #vocealta.

A voce alta: “La mia casa, l’entrata” di Dario Bellezza

La casa è la nuova esternalizzazione della frontiera e del controllo, come lo fu, decenni fa, per i malati di AIDS. Ce lo racconta oggi un poeta ahimè dimenticato, Dario Bellezza, narratore dell’umanità residuale, marginale e discriminata dalla Roma borghese, con la sua La mia casa, l’entrata che leggo oggi #avocealta.

A voce alta: la Costituzione della Repubblica di Užupis

41 articoli per riflettere su cosa potremmo diventare, magari, nel prossimo futuro. #Avocealta oggi vi leggo la Costituzione della Repubblica di Užupis, il quartiere degli artisti di Vilnius, diventato indipendente il 1 aprile 1997.

 

 

A voce alta: l’epitaffio di Lyman King di Edgar Lee Masters

Importante è ascoltare i morti, non tanto per bieche strumentalizzazioni politiche, ma perché la narrazione delle vite degli altri serve per il “benessere” di tutti. Come accade nel cimitero di Lampedusa e come accadde nell’immaginario cimitero di una cittadina americana, in uno dei testi fondanti del Novecento letterario, l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Oggi leggo #avocealta l’epitaffio di Lyman King.

A voce alta: il sonetto LXXIV di William Shakespeare

Il Tempo passa e devasta, il corpo la memoria la bellezza. Gli si può sopravvivere, però… come? Ce lo dice William Shakespeare, in uno dei suoi magnifici sonetti, il LXXIV, che oggi leggo #avocealta.

 

A voce alta: poesia di Mariangela Gualtieri

La cura del corpo non è solo quella della medicina, della salute, ma un’attenzione che dovremmo sempre riservare a noi stessi e agli altri. Oggi, #avocealta, vi leggo una poesia di Mariangela Gualtieri.

A voce alta: “Archeologia d’amore” di Giuliana Rigamonti

L’ipocrisia di chi adesso ha scoperto che si è congiunti solo per sangue o riconoscimento amministrativo e pubblico è piuttosto destabilizzante: ci sono “famiglie” che per lungo tempo hanno dovuto vivere precariamente e combattendo ogni giorno per il riconoscimento di uno straccio di diritto. Oggi parliamo di amore e #avocealta leggo Archeologia d’amore della poetessa valtellinese ed esperta egittologa Giuliana Rigamonti.

A voce alta: “L’offerta” di Jolanda Insana

Tellurica come la sua terra è la lingua poetica di Jolanda Insana, professoressa, traduttrice e scrittrice messinese che nel 1994 pubblicò la raccolta intitolata Medicina carnale, dove si trova la poesia L’offerta che oggi, #avocealta, leggo.

A voce alta: letture di Italo Calvino

Liberati, oggi, dal regime nazifascista, da una dominazione violenta e crudele, che privò uomini e donne delle loro libertà politiche, sociali, civili e anche umane, non potendo essere quello che realmente erano. Intenti di regimi simili si stanno riaffermando in varie parti del mondo e dell’Europa: è per questo che la resistenza deve continuare, senza mai abbassare la guardia.
Oggi, #avocealta, letture di Italo Calvino.

 

A voce alta: “Ricorda” di Alekos Panagulis

Strenuo oppositore della Dittatura dei Colonnelli, in Grecia, Alekos Panagulis ha sempre ricercato, con la sua azione politica e poetica, l’esaltazione della libertà e la condanna, anche fisica, della dittatura e dell’oppressione, pagando le sue azioni con il terribile incarceramento nella prigione di Boiati. Oggi, #avocealta, il suo inno Ricorda, per un risveglio delle coscienze e una condanna dell’accidia più virulenta.

A voce alta: “Confidare” di Antonia Pozzi

Il padre censurò la sua produzione poetica pubblicata in seguito al suo suicidio, nel 1938, a 26 anni, per la “sconvenienza” dei temi trattati e dello sguardo poetico. Oggi #avocealta riscopriamo la chiara meraviglia dei versi di Antonia Pozzi, con la sua Confidare.

A voce alta: una poesia di Patrizia Cavalli

Uno dei drammi più gravi che potrebbero derivare da questa emergenza sanitaria è il frantumarsi della tenuta civile, sociale e umana della nostra collettività. La poesia serve per riflettere anche su questi aspetti, prima che sia tardi. Lo facciamo, oggi, #avocealta, con una poesia di Patrizia Cavalli.

A voce alta: “Lettere” di Alda Merini

Vittima (consapevole o meno?) di uno stillicidio editoriale, nei suoi ultimi anni di attività e di vita, l’Alda Merini migliore è quella degli inizi, degli anni 50, 60 e 80, quando tornò a scrivere dopo la lunga esperienza di internamento all’Ospedale psichiatrico Paolo Pini. Oggi vi leggo, #avocealta, “Lettere”, una sua poesia del 1949 (aveva 18 anni).

 

A voce alta: “La sento la mia vita” di Patrizia Valduga

Raffinatissima funambola del significato e del significante, provocatrice e insofferente del politicamente corretto, audace esploratrice del sensuale e dell’erotico, Patrizia Valduga è un’artigiana mirabile della lirica italiana. Oggi, #avocealta, leggo la sua “La sento la mia vita…”.

A voce alta: “Palingenesi” di Giorgio Caproni.

Cantore di frontiere, di umanità in movimento, della fragile condizione umana e anche della morte (con fine ironia), Giorgio Caproni è l’autore che vi leggo oggi, #avocealta, con la sua Palingenesi.