Recensione: “Perché piangiamo?”

Oggi per ChronicaLibri ho recensito il magnifico libro illustrato Perché piangiamo?, edito in Italia da Edizioni Fatatrac, uno strumento preziosissimo per parlare e indagare, tra immagini e poesia, la fenomenologia delle lacrime. Con il testo di Fran Pintadera e le illustrazioni di Ana Sender.

“Il libro è attraversato da un’elettrica dimensione poetica; proprio perché ci narra una storia preziosa e coraggiosa sull’importanza del piangere e dell’esternare i tanti moti dell’animo che prendono la stessa forma di lacrime ma che sono difficili da decodificare dall’esterno”.

Ecco qui la recensione completa.

A voce alta: Canzone di Allen Ginsberg

Allen Ginsberg trasformò l’intera sua vita in un’opera d’arte. A iniziare da quella prima raccolta, Urlo e altre poesie (1957), che fu tellurica e rivoluzionaria, facendolo affermare come una delle voci più potenti della beat generation. Nel 1965 Fernanda Pivano lo fece pubblicare in Italia, con la raccolta Jukebox all’idrogeno (titolo suggerito da lui stesso), dove erano contenute le prime due raccolte: “Urlo e altre poesie” e Kaddish e altre poesie (1961). Oggi, #avocealta, la sua Canzone.

A voce alta: E morte non avrà più dominio di Dylan Thomas

Esordì giovanissimo nel 1934, a venti anni, con la raccolta 18 poems, diventando subito voce scandalose e dirompente, per i temi trattati e per lo stile di rottura. Dylan Thomas visse una vita breve ma prolifica, caratterizzando il Novecento mondiale con le sue poesie tessute di folclore locale (legato al Galles e al suo villaggio di nascita), e richiami di religione biblico-contadina. Si dice che Robert Allen Zimmerman, nel 1961, scelse di chiamarsi Bob Dylan proprio in omaggio al poeta gallese. Oggi, #avocealta, la sua splendida E morte non avrà più dominio, contenuta nella sua prima silloge (traduzione di Roberto Sanesi).

A voce alta: il Decalogo della convivenza inter-etnica di Alexander Langer

Alexander Langer, nato nel 1946 a Vipiteno, fu politico, attivista, pacifista, giornalista, ecologista, e per tutta la sua vita combatté per costruire ponti e abbattere frontiere, sviluppando idee e programmi che permettessero una convivenza inter-etnica. La guerra in ex Jugoslavia fu la rappresentazione di quello che lo scontro tra etnie sarebbe riuscito a produrre, e forse anche per questo, il 3 luglio 1995, Langer si impiccò a un albero di albicocco in Pian dei Giullari, vicino a Firenze. Sono 25 anni che Langer non c’è più e si sente, oggi più che mai, la mancanza della sua azione (e visione) politica e sociale, che oggi vi propongo, per una lettura #avocealta anomala, con il suo Decalogo per la convivenza inter-etnica, che potete trovare nello splendido volume Il viaggiatore leggero, edito da Sellerio, che raccoglie i suoi scritti dal 1961 al 1995.

A voce alta: Ho chiaramente visto di Jack Kerouac

Fondatore e anima narrante della beat generation, soprattutto col suo romanzo-manifesto On the road (1957), Jack Kerouac fu anche potente poeta, rompendo le classiche forme e metriche, i temi e le prospettive. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia, Ho chiaramente visto, contenuta nell’antologia Poesia degli ultimi americani, edita nel 1964 e curata da Fernanda Pivano: fu un’uscita impattante nel panorama culturale italiano, perché per la prima volta si ebbe uno sguardo profondo sulle questioni sollevate dalla beat generation.

Recensione: “Stonewall”

Oggi ho recensito su ChronicaLibri.it il saggio Stonewall. Memoria e futuro di una rivolta, curato da Yuri Guaiana e Francesco Lepore, ed edito da Villaggio Maori Edizioni.

“Conoscere la storia è fondamentale, squadernare la corretta narrazione degli inizi della rivolta è imprescindibile, saper illuminare la strada futura con i valori costitutivi è una responsabilità irrinunciabile, trasformare il movimento LGBT+ in vettore di richieste e diritti per tante e tanti è la chiave per potenziarlo e renderlo più incisivo: il saggio “Stonewall. Memoria e futuro di una rivolta” è un contributo necessario per risignificare il presente e per avere speranza nel prossimo avvenire.”

Leggi la recensione qui, su ChronicaLibri.

1 luglio, Festa della Somalia (con Samia Yusuf Omar).

Il 1° luglio è la Festa nazionale della Somalia. Commemora l’unione del territorio della Somalia italiana e dello stato del Somaliland ex britannico nel 1960; una terra, la Somalia, considerata oramai un failed state, uno stato fallito, dilaniato da anni di conflitti, scontri intestini, mancanza di un governo centrale e di un controllo stabile.

Delle tante narrazioni legate alla terra somala (tante quelle che mi fanno i miei studenti), ce n’è una che mi ha sempre colpito, perché testimonia la nostra crudeltà e ferocia nei confronti del genere umano: la storia di Samia Yusuf Omar.

BEIJING – AUGUST 19: Samia Yusuf Omar of Somalia competes in the Women’s 200m Heats held at the National Stadium on Day 11 of the Beijing 2008 Olympic Games on August 19, 2008 in Beijing, China. (Photo by Stu Forster/Getty Images)

Samia nasce nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio, e la giovane cresce con la passione (e il talento) per la corsa. Inizia a vincere le gare per dilettanti e, aiutata dal Centro olimpico somalo, riesce a partecipare alle Olimpiadi di Pechino, nella gara dei 200 m. Ottiene il suo primato, 32 secondi e 16 centesimi, ma è anche l’ultimo tempo di tutte le batterie. La sua corsa, di cui rimane una commovente testimonianza su YouTube, è una corsa di orgoglio e determinazione, nonostante le prime avversarie taglino il traguardo molti secondi prima di lei. “Avrei preferito essere intervistata per essere arrivata prima, invece che venire intervistata per essere arrivata ultima.”, dirà ai giornalisti che la osservano.

Negli anni successivi proverà in ogni modo a ottenere un visto per poter andare ad allenarsi in Europa, decisa a gareggiare anche alle Olimpiadi di Londra 2012. Ma gli anni passano e nessuno stato europeo le autorizza l’ingresso. Così tenta il tutto per tutto: di arrivare in Europa attraverso le rotte migratorie che passano dal deserto, approdano in Libia, e tentano di bruciare il confine del Mediterraneo.

Il connazionale Abdi Bile, ex mezzofondista e medaglia d’oro dei 1500 metri piani ai Mondiali di Roma 1987, sostiene che Samia sia morta annegata nell’aprile 2012, pochi mesi prima delle Olimpiadi, a causa del capovolgimento di un barcone sul quale si trovava. La sua morte è stata poi confermata dalle agenzie di stampa internazionali.

In Migrando (End Edizioni, 2014) ho dedicato una poesia alla storia di Samia Yusuf Omar. Eccola:

Olimpica.

A Samia Yusuf Omar

Lo stadio assorda – sono mani

che applaudono che sbattono

sulla pelle d’un tamburo, sulla

superficie dell’acqua? Sono passi

che affrettano, dallo start all’arrivo,

ignorando i secondi, sono piedi

che frullano nella confusione di

un’acqua nera. Spero di afferrare

la corda, come sfioro la pista, il

nido di uno stadio infinito che

esplode di futuro e d’attesa.

Scavalco il vento, scavalco il 

parapetto di una barca leggera 

sulle onde, corro corro verso

l’arrivo, alzo le braccia. Lo

inseguo senza spazio, accolgo

il suo respiro e riconsegno il mio.

Né ricordò nessuno il mio nome,

l’ultima arrivata, l’azzurra vestita.

A voce alta: Haraga di Ingrid de Kok

Termine controverso, “haraga” (che significa “colui che brucia”) è un’autodefinizione dei migranti che bruciano i propri documenti per non essere identificati e cercare di arrivare in Europa, soprattutto dal Maghreb. Il termine “haraga” diventa così l’azione stessa del “bruciare mare e confini”. Oggi, #avocealta, la poesia Haraga della scrittrice sudafricana Ingrid de Kok.

A voce alta: una poesia di Anne de Noailles

Illustre animatrice di salotti letterari e della vita intellettuale di Parigi, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Anne de Noailles (nata Principessa Bibesco Bassaraba de Brancovan, di origine romena) fu anche scrittrice, ultimamente piuttosto ridimensionata, ma sicuramente acuta testimone dello stile e del modo di poetare di quel periodo. Oggi, #avocealta, leggo una sua poesia.

A voce alta: Spiegami, amore di Ingeborg Bachmann

La scrittura e l’indagine di Ingeborg Bachmann sono profonde e complesse. Sublime narratrice, in particolare di racconti, fu anche raffinata poetessa, sondando le profondità dell’intimo e dei sentimenti umani. Oggi, #avocealta, Spiegami, amore.

A voce alta: Il bacio di Anne Sexton

Tellurica scrittrice e attivista, Anne Sexton è stata una delle voci poetiche più importanti del Novecento statunitense. Ha utilizzato la potenza della parola poetica come pietra di scandalo, come strumento di indagine e di ribellione, anche quando poetò d’amore. Oggi, #avocealta, la sua Il bacio.

A voce alta: Cabaret di Rachele Milano

Cabaret è una magnifica poesia di una carissima amica, Rachele Milano, contenuta nella sezione “L’amore becero” della silloge Vetro (END Edizioni 2015). Rachele sa squadernare stra-ordinari significati e significanti, raccontandoci un mondo delizioso e non convenzionale, indagandolo sottopelle. #avocealta

A voce alta: Ritorno di Daniel Varujan

Una poesia che attinge al popolare e alle piccole cose, quella dell’armeno Daniel Varujan, trucidato nel 1915 a soli 31 anni dalla furia del genocidio. Recuperato da un agente segreto, il manoscritto de Il canto del pane vede la pubblicazione solo nel 1921. Questa, #avocealta, è una delle poesie contenute nella raccolta, Ritorno.

Recensione: Libro di Ipazia di Mario Luzi

Una mia recensione al suggestivo Libro di Ipazia di Mario Luzi, edita su ChronicaLibri.it

“Ipazia è donna combattiva, che non depone l’unica arma a sua disposizione – la parola, ovviamente – per esortare e convincere i suoi concittadini a non lasciarsi travolgere da un cambiamento incombente e preoccupante, inquietante. Ipazia sfida le folle cieche di violenza e sprezzanti del ragionamento, impavida sa che l’ora è compiuta e che i sofismi non son più validi: adesso c’è solo da impugnare il proprio volere e conquistare il rispetto di sé“.

A voce alta: una poesia di Elizabeth Barrett Browning

Le splendide parole di amore e di rivoluzione di Elizabeth Barrett Browning, profonda amante dell’Italia, dai suoi Sonetti dal portoghese, pubblicati nel 1850, oggi, #avocealta.

Scuola DoubleTe, un anno dopo…

Un anno fa chiudeva, principalmente a causa dei Decreti sicurezza di Salvini, la Scuola di italiano DoubleTe per richiedenti asilo, di Aosta. Son stati due anni e mezzo di una splendida avventura, che non ha visto solo l’insegnamento dell’italiano, ma un percorso di coscientizzazione dell’individuo attraverso varie forme e mezzi espressivi.

Chi voglia gustarsi, anche solo qualche frammento, di quest’esperienza, non può lasciarsi scappare questo libro sorprendente, che raccoglie scritture testimonianze voci di chi quella scuola l’ha frequentata e le ha dato vita.

Imperdibile.

Stran(i)eri. Storie di alfabetizzazione (End Edizioni)

A voce alta: Ode di Ricardo Reis

La consapevolezza del sé è il primo livello di politicizzazione dell’individuo, da spendere poi anche nell’attivismo e nell’impegno come società civile. Ce lo racconta, con una splendida e fulminante Ode, Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa; oggi, #avocealta.

A voce alta: Siamo tutti politici (e animali) di Edoardo Sanguineti

Raro che la poesia affronti il tema della politica rappresentativa, quella che amministra la “cosa pubblica”. Edoardo Sanguineti, massimo rappresentate del Gruppo 63 e dell’Avanguardia poetica italiana, ha scritto una potente poesia, Siamo tutti politici (e animali), che oggi condivido con voi, #avocealta, per una riflessione utile.

Il mito di Pia da Dante a Gianna Nannini e Pia Pera

Ecco un mio articolo edito su ChronicaLibri che parla del mito della Pia de’ Tolomei dal suo primo grande narratore, Dante Alighieri, nel V del Purgatorio, all’opera in musica di Gianna Nannini e Pia Pera (“Pia come la canto io”) che, sfortunatamente, non ha mai trovato felice conclusione sui palcoscenici dei teatri.

Leggi la recensione qui: Il mito di Pia da Dante a Gianna Nannini e Pia Pera.

A voce alta: Le gioie del declassato di Nadia Campana

Voce poetica dimenticata dai più, quella di Nadia Campana fu esperienza breve ma intensa, imperniata sull’ansia comunicativa e sul rapporto tra malinconia e letteratura. Oggi leggo, #avocealta, la sua Le gioie del declassato.