A voce alta: Mandela incontra Leah di Wole Soyinka

Il grande scrittore nigeriano Wole Soyinka ci ricorda, con alte parole, di come la privazione alla libertà (in particolare quella all’autodeterminazione) sia prerogativa dell’essere umano; e che violenze e vessazioni vengono compiute sotto ogni cielo, ad ogni latitudine e longitudine. Oggi, #avocealta, la sua splendida Mandela incontra Leah.

La Porta d’Europa

Una mia poesia, tratta da Migrando (End Edizioni, 2014).   La Porta d’Europa. Sulla soglia traccio un solco con la punta della scarpa. L’orizzonte tutt’attorno di azzurro si scontorna e squaderna un respiro di vento. L’ombra cala, si appoggia alla terra, solleva la polvere che dovunque si posa. Non conosco direzioni né provenienze, come acqua…

A voce alta: “Una volta sognai” di Alda Merini

I monumenti servono a ricordare, a farci riflettere, a permetterci un’occasione di dubbio e di riflessione. Ovviamente, diventano sterili nel momento in cui sono avviticchiati su sé stessi e non hanno una prospettiva di pensiero. Credo che la Porta d’Europa di Lampedusa fosse un ottimo luogo dove avere l’opportunità di assumersi una responsabilità umana e…

A voce alta: Ode alla rivoluzione di Vladimir Majakovskij

Non si può chiedere la fine delle rivolte se non si chiede (e si pretende), allo stesso tempo, la fine delle condizioni discriminanti che le hanno fatte nascere, come ha ben spiegato in un video Alexandria Ocasio-Ortez. Solo l’instaurazione di una giustizia sociale, civile, sanitaria è ciò che può fermare la rivolta. Oggi, #avocealta, Ode…

Le rivolte necessarie

Chi si indigna per le rivolte degli Stati Uniti, dicendo che così-passano-dalla-ragione-al-torto è uguale a chi si indigna per i Pride, perché son-baracconate-e-infastidiscono-i-benpensanti; chi fa questo è untore infettante di una morale borghese che ignora le cause, i motivi profondi, le ragioni ataviche, e discetta con pasticcini e tè inglese sul divano della sua casa…

A voce alta: Fine del ’68 di Eugenio Montale

George Floyd ha un volto, un nome e cognome; ma le violenze e i soprusi coinvolgono milioni di persone senza volto né narrazione. Ci dobbiamo indignare per tutt*, perché il corpo esiste anche se non visto. Per questo, oggi leggo l’intensa Fine del ‘68 di Eugenio Montale, #avocealta.

Del non ritorno (La maison des Esclaves)

Una poesia mia, scritta sui ricordi della mia visita all’isola di Gorée, in Senegal, e alla vista, emozionante e squassante, della Porta del non ritorno, nella Maison des Esclaves.   Una porta – uno squarcio nel buio di una roccia – un lampo di azzurro che mi accartoccia. Dà le vertigini quest’ aria che trascorre,…