Di Lampedusa (con Sandro Penna)

L’isolamento domiciliare ha portato con sé, oltre lo sguardo delle finestre cieche, il ricordo delle isole che più amo; quei luoghi che, assurdamente (odiando io con forza viscerale il mare e la sua fruizione più becera), sono diventate case, rifugi, approdi certi nel delirio frenetico del movimento.

Ecco, allora, che con le parole, unico strumento che io sappia – così così – usare, è nata questa poesia per la mia più meridionale isola.

 

Di Lampedusa (con Sandro Penna)

Come si muove il vento entro l’agosto

e il novembre – un lungo ritorno di

colori acque racconti dove si sfasciano

le sponde degli orizzonti. Albero Sole

mi sostiene, come sul palmo della mano,

mi spinge alto e proietta la mia ombra

oltrebordo, tra quelle rocce e quei versi di

cavazze che mi chiamano un lento ricordo.

La mia ombra lunare so dove si poggia:

sulla balconata di Piazza Castello, alla

base remota del Faro di Levante, dove

il mare sconfina nel cielo e il vento

scontorna il tempo – declinato tutto e

posticipiato – com’era l’onda sullo scoglio

aperta. Non domino il tempo futuro –

non esiste nella mia lingua privata. Quando

tornerò alla mia isola di una volta, ricercherò

le compagne di allora, lo sguardo che basta

e che aspetta tutto colmo di guarenti parole.

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Autore: Giulio Gasperini

Nato nella Maremma toscana trent'anni fa (ora più, ora meno), studente a Firenze e Roma, adesso operatore sociale ad Aosta. Senza dubbio si può definire un "migrante". Ma solo per passione, perciò fortunato. Al quarto libro di poesie ("Migrando", END Edizioni, 2014), cercare di star fermo il meno possibile: non ha ancora trovato nessun antidoto (ammesso che lo stia cercando) alla sua irrequietudine. In uscita, il libro da lui curato con la collega Tiziana Gagliardi "Stran(i)eri. Storie di alfabetizzazione" (END Edizioni, 2019) che raccoglie l'esperienza dei tre anni della Scuola di italiano DoubleTe per richiedenti asilo e profughi di Aosta.

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